Reportages enogastronomici
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La PistaVia Nizza, 294 |
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- Provato il 19-2-2006
Conto (in 4) € 350,00 - Tipologia del Locale: Ristorante
- Descrizione
La Pista è un ristorante di città con una ambientazione unica ed ineguagliabile: il suo nome deriva infatti dall'ubicazione a fianco del famoso anello in cemento con curve paraboliche costruito alla sommità dell'ex stabilimento Fiat del Lingotto, un tempo adibito a pista di prova; in estate si cena sotto grandi ombrelloni aperti proprio sul circuito, da cui si gode di una bellissima vista panoramica sulla città e sulla collina torinese; di norma è possibile l'accesso diretto con la propria vettura, con un percorso affascinante e spettacolare lungo le rampe elicoidali in cemento che costituiscono uno splendido esempio di archeologia industriale; all'epoca della nostra visita, durante le Olimpiadi Invernali, ci si è potuti arrivare soltanto attraverso il centro commerciale sottostante, da cui parte un ascensore panoramico con una intera parete in cristallo.
Gli interni, opera dell'architetto Jeannot Cerutti, sono moderni, con un tocco vagamente orientale per via delle caratteristiche vetrate opalescenti e delle grandi giare decorative intrecciate in vimini; i tavoli rotondi, molto ampi e distanziati, sono apparecchiati in bianco, con il tocco di classe dei grandi sottopiatti quadrati color bordeaux con la parte centrale trasparente ad inquadrare cartoncini con immagini olimpiche stilizzate piazzati al di sotto, ed illuminati da lampade a soffitto di grande effetto; completano l'atmosfera calda ed accogliente, decisamente "soft", le sedie rivestite di stoffe color marrone con effetti tigrati, le tende a pacchetto color beige, i pavimenti in legno scuro, le belle nicchie rosse ricavate qua e là a dare movimento alle quinte scure.
Ampie, moderne ed eleganti le toilettes; simpatico l'angolo di attesa creato all'esterno, accanto alla pista, con grandi divani all'aperto riscaldati dai lampioni a gas.
Il personale, attento e competente, da vita ad un servizio perfettamente in tono con la classe del locale.
La carta, in aggiunta alla possibilità di scelta dei singoli piatti, comprende 2 tipi di menù degustazione (quello della tradizione, da noi scelto, proposto a 65 euro, ed uno di pesce); quella presentata alle signore, correttamente, non riporta i prezzi; quella dei vini, suddivisa per regioni, è molto ricca, e si accompagna ad una lista di soli Champagne. - Il nostro pasto
Appetizer: passatina di lenticchie con spuma di Seirass affinato nel fieno, con un tocchetto dello stesso Seirass posto a guarnizione, presentata come un cappuccino, con un aspetto così perfetto da trarre in inganno; a parte, in accompagnamento, una coppa di centrifugato d'uva; grande creazione, tanto bella a vedersi quanto piacevole al palato. Da menzionare la bontà dei grissini, di cui abbiamo voluto inserire la fotografia, tenuti insieme da una cordicella, e dei 2 tipi di pane, normale ed integrale.
Antipasti: la chenelle di cardi gobbi di Nizza Monferrato su fonduta di Raschera, eccellente.
A seguire, la "nostra Bagna Caoda", presentata in singoli barattolini di vetro come quelli delle confetture, ciascuno contenente una porzione di salsa e, in successione, la carota, il topinambour, il cipollotto, il peperone (fantastico), la bietola rossa e il cardo gobbo, da degustare secondo l'ordine di sapori prestabilito. Accanto, una tazza di eccellente consommé di Bue grasso, per "sciacquare la bocca" tra un assaggio e l'altro.
Primi: i tajarin di mais "otto file" Presidio Slow Food al sugo di arrosto; l'otto file è una varietà di mais coltivata ad Antignano, in provincia di Asti, fin verso la metà del secolo scorso, poi soppiantata da altre di maggiore resa produttiva, ma certamente meno pregiate, ed ora diventata "Presidio", quindi protetta, salvata dall'estinzione, e di nuovo coltivata come prodotto di nicchia; del tutto scontato aggiungere quanto ci abbia favorevolmente impressionato un piatto di simile spessore gastronomico e filologico.
Poi la crema Parmantière con porri di Cervere, presentata in "piatti" talmente belli da meritare una descrizione a sè: immaginate una ciotola incastonata nel mezzo di un manufatto piatto e rettangolare, rialzato al centro, dalla forma aerodinamica a metà tra il profilo di un'ala ed un catamarano... tutto in porcellana bianca, uno spettacolo anche per gli occhi; il piacere del bello in abbinamento con il buono...
Secondi: lo stinco di Fassone "12 ore di cottura" con salsa al Barolo: stratosferico, forse il migliore brasato mai degustato al ristorante.
Anche se non compresi nel menù degustazione, abbiamo deciso di concederci degli assaggi di formaggi: dalla selezione di Franco Parola di Saluzzo abbiamo scelto il Tumin del Mel, la Robiola di Roccaverano DOP, il Bettelmatt, il Montebore, il Piode, la Tuma di pecora delle Langhe, il Testun e l'Arsivò asciugato in foglia (di latte crudo caprino a pasta friabile di Roccaverano); grandi prodotti che ci sono stati serviti assieme ad una vera e propria batteria di salse d'accompagnamento, presentate su scenografici grandi cucchiai di porcellana bianca: la confettura di fichi, la cognà, la mostarda di mele cotogne e la melata.
Dessert: "il tuorlo d'uovo e lo zucchero composizione di un dessert": l'uovo sbattuto con lo zucchero come lo facevano le nostre nonne, abbinato ad una cialda deliziosa e a due bicchierini contenenti rispettivamente salsa al cioccolato fondente e caffè.
Assieme ai caffè ci sono stati ancora offerti i cartocci (in carta assorbente marrone a tronco di cono) di fragranti bugie ancora calde, gli zuccheri filati e diverse gelée assortite presentate infilzate su lunghi bastoncini di legno, a mo' di lecca-lecca.
Vini: 2 bottiglie della grande Freisa Mondaccione dei Fratelli Coppo, affinata in barrique: la prima del 98 e la seconda del 97; un vino decisamente all'altezza della grande cena consumata. - Commenti:
gran setting e grande cucina, gusto e raffinatezza delle presentazioni, cura della mise en place e degli abbinamenti: finalmente un ristorante di città da prenotare ad occhi chiusi, nonostante la spesa non propriamente economica; il rapporto qualità-prezzo è comunque validissimo, dal momento che, a nostro giudizio, i 65 euro richiesti per il menù degustazione della tradizione non sono affatto onerosi se consideriamo quanto offerto.
Un locale dove vivere una esperienza enogastronomica davvero completa: ogni singolo particolare ci ha trasmesso un'impressione di armonia, sia considerando i cibi sia il contorno ad essi.
Un ristorante che merita senz'altro l'eccellenza nella nostra personale valutazione. - Il nostro giudizio (espresso in decimi): 8+ (otto più)
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