Reportages enogastronomici


Flipot

Corso Gramsci, 11
Torre Pellice (TO)
Tel.0121 91236

  • Provato il  2-8-2002
    Conto (in 2)  € 148,00
  • Tipologia del Locale:  Ristorante
  • Descrizione
    Locale elegante e raffinato, Flipot si affaccia direttamente sulla strada statale che attraversa l'abitato di Torre Pellice; a dire il vero l'aspetto esterno non lascia supporre la bellezza degli interni.
    Le sale da pranzo sono 3; noi siamo stati in quella verandata, con una intera parete costituita da grandi vetrate ornate di tendaggi in broccato, pietra di Luserna ai pavimenti, riquadrata da listelli di legno chiaro.
    Al centro della sala campeggia una bella scultura moderna, in mezzo agli ampi tavoli rotondi ben distanziati, apparecchiati con tovaglie candide lunghe fino a terra; la posateria è in argento e i bicchieri adeguati; su ogni tavolo abbiamo trovato 3 calici in cui galleggiavano boccioli di rose gialle e aranciate.
    Il servizio è adeguato al tono del locale, con personale in nero; non si rinuncia alla scenografia delle campane che coprono le pietanze in arrivo, ma fortunatamente abbiamo notato, per la prima volta in un locale non francese, che la cosa non era fine a sè stessa ma compiuta con naturalezza, per preservare veramente la giusta temperatura delle portate, e non per bearsi dell'atto della "scampanatura" sincronizzato come in un balletto, cosa ridicola e insopportabile a cui purtroppo ci è capitato di assistere qualche volta altrove.
    Il vino da noi scelto non aveva bisogno, a nostro avviso, di essere sottoposto ad un altro rituale, quello della scaraffatura alla luce di una candela; cosa che sarebbe servita unicamente a sincerarsi di non versare particelle di fondo; quanto all'ossigenazione, meglio farla avvenire direttamente nei calici in tavola. Pertanto l'abbiamo rifiutata con sommo stupore della Maitresse.
    Al posto di tanto teatro avremmo preferito che i nostri bicchieri venissero rabboccati subito quando fossero stati vuoti, o che altrimenti la bottiglia venisse lasciata al tavolo; siamo intransigenti, su queste cose, è vero: ma riteniamo che il vero limite della grande cucina italiana nei confronti dei cugini d'oltralpe e dei tedeschi sia proprio questo, l'approssimazione del servizio.
    La carta delle vivande, di bella realizzazione grafica, propone un menù della tradizione valligiana di 5 portate a 55 Euro ed una ricchissima degustazione "del mercato" a 75. Noi abbiamo optato per la scelta alla carta.
    Quanto ai vini, la carta è molto ricca e presenta ricarichi consistenti; ci è parso strano che in un locale di questa levatura ci venisse fatto notare come il vino abruzzese da noi scelto non fosse perfettamente conosciuto da chi ce lo serviva, almeno non come i tanti piemontesi proposti, e pertanto risultasse difficile da giudicare nei momenti immediatamente successivi alla stappatura; chi compila una carta e si occupa degli acquisti dovrebbe conoscere alla perfezione tutto quello che propone, e a maggior ragione un Someiller professionista.
  • Il nostro pasto
    Appetizer e Antipasti:   non abbiamo ordinato antipasti; la casa ci ha servito un delizioso appetizer, paté di tonno all'erba cipollina, da accompagnare con l'aperitivo, un Martini Riserva metodo classico.
    Il pane disposto sul piattino a sinistra del coperto era di tipi diversi: molto buono quello alle noci.
    Primi:   ravioli di patate al nero di seppia con seppie croccanti, risotto ai finferli e quaglie farcite; entrambi strepitosi: 2 piatti di altissimo livello, ricchi di sapori, realizzati con mano sapiente.
    Secondi:   scorfano cotto sulla pietra di Luserna con erba limoncella, presentato ancora sfrigolante sulla sua pietra di cottura; delicato e raffinato, certamente, ma un po' scarso come razione, rilievo che ci permettiamo di fare per ciascuno dei piatti degustati: non che si pretenda l'abbuffata, questo no, ma quando ciascuna portata ha prezzi variabili dai 20 euro in sù, l'impressione del "razionamento" può essere fastidiosa; germano reale alle 2 cotture, molto valido, anche se, in materia di 2 cotture, il livello qualitativo di analogo piatto degustato al Wald & SchlossHotel Friedrichsruhe in Germania resta ineguagliabile.
    Dessert:   da segnalare l'offerta del "predessert": una sorta di sorbetto - la bavarese di lamponi - sfiziosa e profumata; dalla apposita carta abbiamo quindi scelto lo sformatino tiepido di cioccolato fondente in salsa di rosmarino e la crostatina di rabarbaro con sorbetto di china, originalissima e fragrante; a bicchiere, ci sono stati serviti Pineau de Charentes de Fussigny e Barolo Chinato di Ceretto.
    Con i due caffé è stata portata la deliziosa piccola pasticceria fresca e secca, fatta in casa.
    Vini:   Montepulciano d'Abruzzo '95 Umani Ronchi di Jorio, che ad un primo sommario esame non si è rivelato del tutto convincente ma una volta ossigenato nei calici ha rivelato un ottimo olfattivo ed un buon corpo.
  • Commenti:   tralasciando per un istante le poche pecche che abbiamo ampiamente descritto andando a "cercare il pelo nell'uovo", ci sentiamo di consigliare questo locale come un ottimo indirizzo per un pasto di alto livello.
    Ma poichè la spesa non è affatto indifferente, non ci sentiamo di assegnare un voto più alto: a questi livelli pretenderemmo la perfezione, che non sarà di questo mondo ma è spesso sfiorata all'estero in locali equivalenti.
    Ovviamente la qualità delle materie prime e delle preparazioni non si discute, così come la piacevolezza del setting e la cortesia del servizio.
  • Il nostro giudizio (espresso in decimi):  7/8 (dal sette all'otto)

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