Reportages enogastronomici
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La Ciau del TornaventoPiazza Baracco, 7 |
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- Provato / (Conto e numero commensali)
20-3-05 (€ 276,00 in 4 + bambino) / 8-11-02 (€ 236,00 in 3) / 27-4-02 (96,30 in 2) - Tipologia del Locale: Ristorante
- Descrizione
La Ciau del Tornavento è assurto negli anni a migliore locale di Treiso, nonchè fra i più consigliabili dell'intera Langa.
Ambientato nella vecchia sede della scuola elementare del paese, un bell'edificio risalente al fascismo, si presenta discreto ed elegante già all'esterno; varcata la soglia si entra in un salottino adibito a disimpegno, su cui si aprono le porte delle toilettes di gran tono e della sala da pranzo, arredata con gusto, con pavimenti in parquet chiaro, un grande tappeto orientale sui toni del blu, sobrie pareti decorate in spugnato giallino chiaro, ricchi tendaggi, una bella madia con antine in vetro, scaffalature in legno scuro con molte bottiglie in esposizione, una splendida affettatrice Berkel di color bordeaux, con la sua base originale, a troneggiare in un angolo, grandi tavoli rotondi ben apparecchiati con posate e calici di pregio, il tutto a creare un ambiente di gusto e di classe, riposante e gradevole.
Durante l'ultima visita abbiamo apprezzato la nuova splendida veranda, di cui potete ammirare la fotografia, con pavimenti in parquet ed immense vetrate a balconata sulle colline, calda e luminosa, perfettamente in tono con le caratteristiche di Relais de Campagne che ha assunto questo vero tempio della ristorazione langarola.
Il servizio è di tono, svolto da personale femminile in pantaloni scuri e camicetta bianca, competente e professionale.
Ricca ed esauriente la carta dei vini, molto ben presentata; quella delle vivande è giustamente improntata su una selezione di proposte non vasta ma sfiziosa: si può scegliere tra un "Menù creativo" composto di 6 portate, anche di pesce, preparate giornalmente sulla base delle offerte del mercato ed un "Menù della tradizione" composto di 4 piatti, oppure, come nel caso delle nostre prime due visite, cenare alla carta, il che non comporterà alcun aggravio della spesa complessiva finale come spesso capita altrove.
Nell'ultima pagina del menù abbiamo trovato una vera e propria chicca da riferire con ammirazione: viene elencata la provenienza di tutte le carni e dei formaggi che sono serviti nel locale, specificando che anche le paste sono preparate in casa. - Il nostro pasto (20-3-05)
in questa occasione ci siamo presentati a pranzo in 4 adulti più infante, ed abbiamo scelto il menù degustazione a 50 euro, composto di 6 portate; la bambina ha avuto una portata di agnolotti tutta per se, e per il resto ha piluccato dalla sua mamma; precisazione volta ad interpretare al meglio il conto finale.
Appetizer e Antipasti: Spumante Classico come aperitivo ed ottimi pani fatti in casa e grissini per accompagnare il magnifico preantipasto costituito da cotechino con purée.
Ecco poi l'insalata tiepida di gianchetti con caviale e sedano "à la julienne" con crostino e burro, e infine l'insalata di colombotto, guarnita con spicchi d'arancia e tartufo nero.
Primi: gli ormai classici agnolotti del plin farciti al seirass, presentati nei coreografici, profumatissimi nidi tondi di fieno.
Secondi: la "Piemontesina", tagliata di vitello fassone piemontese, guarnita con frittura di semolino dolce ed un cestino di pasta sfoglia ripieno di verdure cotte al vapore - zucchine, broccoletti, carotine - da "condire" con il sale grosso al rosmarino servito in una ciotolina di vetro disposta nel piatto accanto alla carne.
Pre-dessert: servite in bicchierini di vetro, le mousses di cioccolato con crema di arancia e pepe indiano: grande abbinamento, inusuale e raffinato!
Dessert: palline di crema al torroncino ricoperte al cioccolato fondente, con gelato alla nocciola su letto di zabajone e guarnizione di fragole; ananas al forno accompagnato da sfoglia ripiena di gelato allo zabajone e fragole.
Freschissima piccola pasticceria con i 4 caffé.
Vini: Roero Superiore '96 dell'Azienda Agricola Malvirà, Canale d'Alba: un rosso color rubino intenso di grande struttura, piacevolissimo. - Commenti:
la Ciau è un ristorante di assoluta eccellenza, che merita senza riserva alcuna l'alta votazione che gli assegniamo e che vale un viaggio apposito.
Tutto è di alto livello: il setting, che è ancora migliorato, il servizio, la cucina, gli ingredienti scelti con cura estrema, e da ultimo il rapporto qualità prezzo, che resta fra i migliori pur tenendo conto della classe di appartenenza del locale.
La Guida dell'Espresso rileva un inizio di "stanchezza" in cucina, ma questo dopo avere testato troppi piatti puramente creativi; noi restiamo dell'idea che la valutazione di ristoranti regionali sia cosa ben differente da quella dei pochi, grandi cuochi internazionali, e infatti ci riserviamo per altre occasioni le votazioni di assoluta eccellenza, il 9 e il 10.
Quello che era apparso come unico neo - l'assenza di una sala riservata ai fumatori - è ormai sorpassato dalla nuova legge entrata da poco in vigore; era stato molto fastidioso, in occasione della seconda visita, degustare piatti di assoluta eccellenza disturbati dal fumo di clienti maleducati che non si erano limitati alle sole sigarette ma avevano appestato l'aria persino con i sigari.
Dopo tre visite possiamo affermare con buona certezza che si tratta di una tappa gastronomica fra le migliori provate, una sosta di grande fascino ed altrettanto grande soddisfazione. - Il nostro giudizio (espresso in ventesimi): 16/20 (sedici ventesimi)

- l pasti precedenti:
- La seconda visita (8-11-02, in 3) Appetizer: quiche agli spinaci come appetizer.
- La prima visita (27-4-02, in 2) Appetizer e Antipasti: dopo l'offerta di Spumante Classico Riserva Valentina servito non in flute ma in un più largo calice da vino bianco, e l'arrivo in tavola di 3 diversi tipi di pane fatto in casa, siamo stati coccolati con il preantipasto costituito da rolatina di coniglio alle erbette.
Primi: saltati gli antipasti, ecco i tajarin al burro e salvia con tartufo bianco d'Alba ed uovo in pochette con fonduta e tartufo bianco d'Alba, grattato in quantità generosa.
Secondi: la fantastica "Piemontesina", se possibile ancora più buona della volta precedente, ma inspiegabilmente in carta con un nome nuovo: "tagliata al sale grosso aromatizzato al rosmarino"; ci è stata servita in 2 portate successive, perchè non si non raffreddasse, accompagnata la prima volta da un contorno di semolino dolce, normale e al cioccolato, e da cavolfiore verde in pastella, la seconda da pere cotte in aceto balsamico; l'abbiamo ulteriormente insaporita con 2 tipi di olio extravergine d'oliva, siciliano e del lago di Garda... un vero capolavoro!
Pre-dessert: prima del dessert, il pre-dessert (cosa che finora avevamo visto soltanto all'Enoteca di Canale d'Alba)! Cremino con fogliolina di menta, servito in un piccolo bicchierino di ceramica.
Dessert: lo strepitoso semifreddo al torrone con cioccolato fondente e zabajone tiepido; la torta di nocciole con caramello e cioccolato fondente caldo e il piatto di ananas, fragole, chichingeri e gelato alla crema; li abbiamo degustati assieme ad un bicchiere di Passito di Moscato dell'Az. Agr. La Spinetta.
Insieme ai caffé ci è stata servita una splendida piccola pasticceria: datteri ripieni alla crema, biscottini di farina di meliga, acini d'uva glassata, deliziosamente tenuti alla giusta fredda temperatura per valorizzarli in pieno, e paste fresche con frutta e crema.
Vini: il nostro vino da tutto pasto è stato il Barbaresco '99 di Fiorenzo Nada.
A questo punto le nostre scelte si sono indirizzate ai primi e ai secondi, saltando gli antipasti.
Primi: agnolotti del plin farciti con seirass cotti nel fieno maggengo, contenuti coreograficamente in nidi tondi di fieno presentati su grandi piatti, che ci hanno colpito per il profumo ma che, a volere essere pignoli, mancavano un poco di "rotondità" di sapore; è questo il motivo per cui la nostra votazione finale non è ancora più alta di mezzo punto.
Secondi: "La Piemontesina con l'osso alla piastra con le sue verdure", per 2 persone, una splendida, indimenticabile carne piemontese certificata dalla cottura perfetta, portata al tavolo su di un grande tagliere in legno, e lì tagliata e servita nei piatti assieme al finocchio, agli asparagi e a sale grosso, e condita da ultimo con un filo di olio extravergine di oliva siciliano di sapore deciso, il Tuppitu dell'Azienda Agricola Case Sparse di Agrigento; piatto sontuoso e raffinato, semplice ma di superlativa bontà.
Dessert: il plateau di formaggi in luogo dei dessert, che tuttavia avrebbero meritato un assaggio, viste le allettanti proposte contenute nella apposita carta.
Fra quelli assaggiati, citiamo tutti i caprini e un grande gorgonzola naturale.
Miele o cognà per accompagnarli; noi ci siamo fatti servire anche un bicchiere di Sauternes.
Vini: l'ottimo Dolcetto d'Alba '99 di Fiorenzo Nada, viticoltore in Treiso.
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