Reportages enogastronomici
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Trattoria della PostaLocalità Sant'Anna, 87 |
- Provato / (Conto in 2)
24-1-04 (€ 87,00) / 14-1-01 (€ 76,44) - Tipologia del Locale: Ristorante - Relais de Campagne
- Descrizione
La Trattoria della Posta, nel trasferimento dalla vecchia sede di Monforte a quella nuova di località Sant'Anna, sulla strada per Roddino, ha guadagnato enormemente in bellezza, diventando un vero e proprio Relais alla francese, ma ha inevitabilmente perso in genuinità e schiettezza.
Ora c'è più personale, anche in cucina, ed il setting è davvero di charme, ma i prezzi sono inevitabilmente lievitati e la cucina, pur ottima, ci è sembrata lievemente calata per alcuni aspetti che diremo.
La grande casa di campagna che ospita la Posta, è sapientemente ristrutturata ed arredata con gusto: i pavimenti sono in cotto, le pareti delle numerose, ampie sale, sono dipinte nelle calde tonalità del beige, spiccano qualche bel mobile in arte povera, una vecchia stufa, il camino acceso; i tavoli sono bene apparecchiati, il servizio è discreto ma forse un po' lento.
Il pane ed i grissini sono buoni.
La carta dei vini sembra monumentale ma è strutturata in maniera inconsueta: "Vini rossi di medio corpo", in cui sono compresi alcuni Dolcetti, "Vini rossi di corpo", con molte Barbere, "Vini rossi affinati in carati", "Grandi vini rossi piemontesi" con una ricchissima selezione di Baroli (in cui abbiamo visto qualche cifra superiore al mezzo milione di vecchie lire) e via dicendo, passando per i bianchi, gli spumanti e gli Champagne, qualche vino straniero...
A parte l'abbondanza dei Baroli, non siamo rimasti particolarmente colpiti nè dall'assortimento nè da questo modo di catalogare le proposte.
Ancora un cenno sulle toilettes, enormi, accoglienti e moderne.
Ai tempi della nostra prima visita esistevano tre menù, a partire da 38.000 fino a 65.000 lire, ed una carta.
Nonostante la disponibilità di tante sale avevamo rilevato l'incredibile mancanza di una suddivisione delle stesse in spazi per fumatori e per non fumatori, così che ci eravamo dovuti sorbire un'aria avvelenata per tutta la sera grazie ai commensali poco educati del tavolo accanto al nostro.
Gli antipasti della vecchia Posta venivano proposti tutti in successione, ora non più: anche scegliendo il menù più ricco se ne assaggeranno soltanto 2 o 3; sono serviti in porzioni abbondanti, ma è una scelta che non condividiamo.
Scegliendo alla carta il conto lievita esageratamente, come è dimostrato dalla nostra esperienza. - Il nostro pasto (24-1-04)
Sempre bella e di classe l'apparecchiatura del grande tavolo rotondo a cui ci siamo accomodati; scomparso il problema del fumo nelle sale, motivo di fastidio nel corso della visita precedente; ottimi i grissini stirati a mano, il pane con farina integrale, uvetta e speck e i tocchetti di focaccia.
Antipasti: carne cruda battuta a coltello con tondo di macra.
Primi: squisiti tajarin al ragù di carne e ravioli ripieni di fonduta di Toma d'Elva.
Secondi: stinco di vitello al vino Barolo e una selezione di formaggi dal meraviglioso plateau, accompagnati da cognà e da una passata di fichi per gli ultimi tre, dal sapore più intenso.
Dessert: Abbiamo saltato i dessert, ma assieme ai 2 caffé ci è stata servita una buonissima piccola pasticceria; e per finire, Grappa di Moscato.
Vini: l'eccellente Barbera d'Alba 2002 di Luciano Sandrone, Barolo (CN), un vino di cui di tanto in tanto ripetiamo la degustazione per la sua bontà. - Commenti:
Un luogo di notevole charme, evoluto ad una categoria ben superiore all'originaria; i piatti però sono meno curati di allora ed i prezzi più elevati.
L'impressione è positiva ma rimane un vago rimpianto per la vecchia trattoria di paese.
La seconda visita ci ha comunque soddisfatto al punto da decidere di alzare la votazione di mezzo punto, portandola ad un meritato sette e mezzo.
Vale un viaggio apposito. - Il nostro giudizio (espresso in decimi): 7 e 1/2 (sette e mezzo)

- l pasti precedenti:
- La prima visita (14-1-01)
Pessima l'idea di fare pagare il coperto, 4.000 lire (quasi 2 euro) a persona: alla nostra richiesta di avere altri pezzetti di focaccia però, ci è stato comunicato che non ne avevano più.
Abbiamo optato per un "piccolo menù degustazione", che comprendeva alla fin fine buona parte delle cose che volevamo assaggiare, ed un pasto alla carta.
Antipasti: insalata di galletto con toma di Murazzano ed ovetto di quaglia, molto ben presentata in piatti di dimensioni gigantesche, caratterizzata da una toma veramente strepitosa.
Primi: gnocchi di patate al ragù di carne; tajarin al medesimo sugo; entrambi buoni e corretti, ma non al punto da meritare applausi a scena aperta.
Secondi: muscolo al Barolo, servito con una purea di patate non abbastanza calda, valido ma non così buono come ai tempi della vecchia Posta; scaloppa di fegato grasso su letto di purea e scalogno, una concessione alla cucina francese, che ci è parsa notevole.
Dessert: "torta" di nocciole (dall'aspetto di un flan) con zabajone al Moscato, utilizzato per farcirla e per guarnirla, buonissima; mousse di torrone con cioccolato caldo, ottima.
Vini: Dolcetto d'Alba '99 Barturot, Azienda Agricola Ca' Viola di Giuseppe Caviola, Montelupo Albese.
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