Descrizione Il presente reportage si riferisce alla vecchia sede del Cubico, in via Saluzzo a Torino. Verrà aggiornato non appena ci sarà possibile mettere in agenda la nuova trasferta
(n.d.r.).

Gli interni sono caldi e piacevoli, caratterizzati da tinte riposanti e da una illuminazione riuscita; peccato che la applique con luce alogena quasi sopra al nostro tavolo fosse fastidiosamente priva della calotta "cubica" di rivestimento (probabilmente a seguito di rottura, e quindi da segnalare come fatto del tutto contingente).

Accanto all'ingresso si trova una scenografica rastrelliera di bottiglie, che funge da separé per i tavoli posti subito dietro.

I tavoli sono pochi e ben apparecchiati in bianco.

Il Patron, che si occupa personalmente dell'accoglienza e delle ordinazioni, ha garbo e buone maniere.
La formula del "Cubico" è quella del menù fisso, passibile di alcune modificazioni, che cambia tutti i giorni: "6-piatti-6, come le facce di un cubo, dall'antipasto al dolce, alla ricerca della cubatura del cerchio" - come recita lo slogan del suo
sito web.
All'atto della prenotazione vi verrà cortesemente domandato se esistano allergie o intolleranze alimentari, in modo da apportare le eventuali modifiche del caso a quello che vi verrà servito.

La carta dei vini, non sterminata, presenta alcune proposte interessanti; tra i bianchi, abbiamo notato alcune cose di Jermann e il Gewutztraminer di Franz Haas che abbiamo scelto.
Anche qui, per la seconda volta consecutiva in pochi giorni, abbiamo trovato la Birra Baladin, che sembra proprio godere di un successo travolgente negli ultimi tempi.
La carta delle vivande presenta le proposte del giorno accompagnate dalla data di "esordio" di ciascun singolo piatto, come vuole la tendenza più "cool" del momento, inaugurata dal Combal Punto Zero, se non andiamo errati...