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Via Canale, 46
Castelnuovo Magra (SP)
Tel. 0187 676102


Provato il  25-12-2001

Conto (in 2)  € 72,30
Tipologia del Locale:  Ristorante - Enoteca

Descrizione
Al Mulino del Cibus si autodefiniscono laboratorio di cucina italiana.
Il locale è un vecchio mulino riconvertito a ristorante, e per questa sua caratteristica si presenta come luogo curioso e affascinante; i pavimenti rialzati sono in piastrelle color cotto, la più grande delle 3 salette ha gli ingranaggi del mulino ancora in vista ed illuminati, incorporati nelle scaffalature che contengono le bottiglie di vino.
In una saletta più piccola c'è il camino sempre scoppiettante.
L'illuminazione è fioca, affidata a lampade sospese, le pareti di legno sono verniciate in grigio, i tavoli quadrati hanno il top in pietra, sono apparecchiati soltanto con tovagliette in carta da macelleria, ed abbelliti da candele accese sorrette da portacandele in ferro battuto; i bicchieri a calice sono adeguati alla tipologia del locale.
La carta dei vini è abbastanza ricca, il menù stampato si limita ad offrire taglieri di salumi e formaggi e poche altre cose da accompagnare alle degustazioni, ma viene integrato da una proposta giornaliera di 3 antipasti, un paio di primi ed un secondo scritti su una lavagnetta posta all'ingresso e recitati a voce dal gentilissimo e competente personale dell'enoteca.

Il nostro pasto

Antipasti:
   fra i 3 antipasti proposti, di cui curiosamente non ci è stato offerto un assaggio integrale, abbiamo scelto lo sformatino di farro su dadolata di pomodoro fresco ed il flan di porri con fonduta di robiola di roccaverano, tralasciando la soppressata di cinghiale con le arance; buono il primo, ma non caldissimo, meno riuscito il secondo, con il sapore dei porri poco evidente, una fonduta lievemente acidula per via delle caratteristiche del formaggio, ed una temperatura non ottimale; sembrerebbe una nostra fisima, quella delle temperature, se non fosse che certe volte sono l'indicatore di piatti riscaldati anzuchè fatti al momento.

Primi:   eccellenti ravioloni di pasta fresca con ripieno di zucca, conditi al burro fuso, morbidissimi. Veramente notevole la qualità del burro usato.
In alternativa avremmo potuto scegliere una crema di grana al radicchio trevigiano.

Secondi:   una sola porzione di arista di maiale cucinato alla maniera antica, secondo i dettami di una ricetta secentesca, con arance e prugne; in quell'epoca la carne macellata non poteva durare a lungo, in assenza di frigoriferi, ed i sapori forti della frollatura venivano abilmente mitigati dall'agrodolce della frutta.

Dessert:   piccola degustazione di formaggi, costituita da 3 diverse tome dell'Alto Adige di differente stagionatura, buon Testun e Parmigiano Reggiano di 36 mesi guarnito con gocce di aceto balsamico di Modena, il tutto accompagnato da un calice di Moscato di Pantelleria; cassatina di frutta secca su letto di cioccolata.

Vini:   Rosso dei Colli di Luni 2000 di Ottaviano Lambruschi, produttore in Castelnuovo Magra.

Commenti:   una buona tavola, semplice ma meditata, ed una buona cantina, in un ambiente suggestivo. Prezzi non bassi, soprattutto in relazione agli antipasti che sono costati 50.000 lire.

Il nostro giudizio (espresso in decimi):  7 (sette)
 
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